Il Blog "Posturologia Clinica" ha come fine la possibilità di consentire un'opportunità di discussione e di aggiornamento su tutto quanto concerne la Posturologia Clinica Integrata. E' aperto sia agli operatori del settore che al pubblico. Il blog tratta tutti gli argomenti inerenti le diverse discipline che interessano la Posturologia Clinica Integrata intesa come branca multidisciplinare della Medicina.
lunedì 12 marzo 2012
LE CICATRICI CAUSA DI SQUILIBRI POSTURALI
Una delle cause poco note di squilibrio dell'assetto posturale é rappresentata dalle cicatrici sia cutanee che profonde. Queste sono, infatti, uno dei più importanti fattori patogenetici che contribuiscono a determinare vari squilibri funzionali dell'organismo in grado di agire anche sulla postura. I mecccanismi con cui le cicatrici sono in grado di mediare questi squilibri sono numerosi. Tra questi, senza dubbio, gioca un ruolo fondamentale nel determinismo della distorsione posturale la trazione che il tessuto cicatriziale é in grado d'indurre a livello delle fasce coroporee. Il nostro corpo ed i singoli organi e strutture che lo compongono sono avvolti da un sottile strato di connettivo che va a costituire un involucro continuo ed inestensibile. La cicatrice, post-traumatica o chirurgica che sia, induce, nella sede dove insiste, la presenza di un'aderenza che, stante l'inestensibilità della fascia, provoca una trazione in grado di propagarsi a distanza a causa della continuità dell' "involucro" fasciale. Tale trazione, per via riflessa, è in grado di provocare una flessione (piegamento) della parte opposta del corpo verso la cicatrice, al fine di limitare la trazione operata dall'aderenza fasciale, con conseguente alterazione dell'assetto posturale e, quindi, comparsa di dolori. Ad esempio, spesso i pazienti sottoposti ad intervento di appendicectomia lamentano dolori e limitazione dell'escursione dei movimenti della spalla opposta alla sede della cicatrice. Osservando il paziente si potrà notare, infatti, che la spalla sinistra é proiettata in avanti per detendere la fascia aderente ai piani muscolari della fossa iliaca destra dove si trova la cicatrice dell'appendicectomia. Questo quadro viene spesso etichettato dagli ortopedici o dai fisiatri come una condizione di "spalla congelata" o di "periartrite scapolo-omerale" e trattata con inutili presidi strumentali fisioterapici (tecar, onde d'urto etc.) oltre che con dannose ed inefficaci infiltrazioni di cortisone. Il trattamento in grado di risolvere rapidamente la problematica sarà, anche in questi casi, la neuralterapia. Con l'infiltrazione di pochi cc. di procaina si assisterà al miracolo della pronta risoluzione del dolore, della correzione dell'assetto posturale della spalla e della ripresa della normale funzionalità articolare.
CAMPI DI DISTURBO E NEURALTERAPIA
La neuralterapia é una tecnica terapeutica messa a punto dai fratelli Uneke negli anni 20. Essa nasce da una scoperta casuale fatta dai due fratelli medici sulla sorella affetta da emicrania. Essa consiste nella somministrazione per diversa via (locale o sistemica) di un anestetico locale: il cloridrato di procaina per il trattamento dei foci e dei campi di disturbo. Questi sono delle aree del corpo in cui si realizza uno squilibrio della regolazione omeostatica locale in grado di avere degli effetti a distanza mediati da diverse vie: linfatica, neurovegetativa ed "energetica" (mediante i "meridiani" d'agopuntura). Avremo così la possibilità che un'area interessata da un processo infiammatorio cronico possa determinare la comparsa di un disturbo a carico di un "organo bersaglio" a distanza (vedi post: "le cervicalgie e le lombosciatalgie di origine focale"). Purtroppo le focalità seguono, in alcuni casi, un processo evolutivo per il quale, inizialmente tendono a dare problemi su un organo a distanza (solitamente posto dallo stesso lato del corpo in cui é presente la focalità) e poi tendono ad avere degli effetti sistemici fino a condizionare, ad esempio, la comparsa di patologie reumatiche per un effetto sistemico dis-regolatorio. Una delle alterazioni riscontrate nel contesto del tessuto dove é presente il campo di disturbo é la presenza di cellule che mantengono un costante stato di depolarizzazione. Le cellule del corpo, infatti, hanno una propria carica elettrica e vanno incontro a fasi di "scarica e ricarica" del proprio potenziale elettrico. Nelle aree focali le cellule si mantengono in continuo stato di scarica (depolarizzazione) andando in questo modo ad alterare le funzioni della "rete neurovegetativa" e, quindi, anche di quella energetica del corpo (rappresentata dai meridiani di agopuntura). L'area focale, purtroppo, solitamente si mantiene del tutto asintomatica e ciò rende più difficile la diagnosi, se non impossibile, al meno che non si ricorra a tecniche diagnostiche, quali la Kinesiologia Medica Integrata, che consente di effettuare la diagnosi con rapidità e precisione. Il vantaggio offerto dalla tecnica neuralterapica é rappresentato dalla possibilità di avere un effetto immediato sul sintomo (effetto secondo di Huneke): scomparsa immediata della sintomatologia correlata al disturbo focale. Questo permette di avere rapidamente la conferma della diagnosi evitando di eseguire la terapia inutilmente se questa non si é dimostrata contestualmente efficace. Se, ad esempio, trattiamo un'emicrania in un soggetto che presenta una focalità di una tonsilla palatina, la crisi emicranica dovrà risolversi nel giro di qualche minuto in seguito all'infiltrazione con procaina dei pilastri tonsillari dell'area interessata. La terapia delle focalità verrà poi perfezionata e rinforzata da un'opportuna terapia omotossicologica
domenica 11 marzo 2012
Cause ed adattamenti negli squilibri posturali
L'equilibrio posturale è il risultato dell'elaborazione a livello corticale (cerebrale) di numerose informazioni recettoriali (visive, plantari, uditive, tattili, muscolari, vestibolari, dentali, dalle articolazioni temporo-mandibolari etc) che consentono di far arrivare ai centri cerebrali importantissime informazioni provenienti sia dall'ambiente esterno che dall'ambiente interno al fine di mantenere l'equilibrio e regolare l'assetto del corpo. Questo significa che i diversi sistemi recettoriali (piede, occhio, bocca, orecchio, denti, mandibola etc) sono strettamente correlati tra loro e, pertanto sono in grado d'influenzarsi reciprocamente.
Ne deriva che lo squilibrio posturale ė il risultato di una serie di eventi complessi che prevedono vari compensi al fine di rispettare tre priorità fondamentali: equilibrio, confort (non dolore) ed economia (risparmio energetico). Il nostro corpo, pertanto, va incontro ad una serie di adattamenti pur di mantenere l'equilibrio, evitare, se possibile il dolore, e risparmiare energia (limitando lo stress). Questi adattamenti avvengono, nelle migliori delle ipotesi soprattutto a livello del bacino, del cingolo scapolare, della mandibola e del piede, per evitare distorsioni della colonna vertebrale che contiene una struttura nobile qual é il midollo spinale. Il coinvolgimento della colonna vertebrale con la comparsa di scoliosi é pertanto un evento che si verifica quando questi sistemi tamponi non sono riusciti a compensare o quando hanno raggiunto il proprio limite compensativo. Tutto ciò comporta che quando il paziente presenta uno squilibrio di un settore del corpo (ad esempio: squilibrio dell'appoggio del piede, malocclusione, squilibrio del recettore visivo etc) questo deve essere valutato nel contesto dell'intero assetto posturale onde evitare di trattare uno squilibrio che in realtà rappresenta un compenso di un altro squilibrio. Ad esempio una bocca potrebbe svolgere, pur avendo una malocclusione, un ruolo compensativo di uno squilibrio dell'appoggio del piede (o viceversa). In questo caso il trattamento ortodontico potrebbe eliminare tale adattamento facendo si che il corpo debba trovarne un altro ad un livello diverso, magari inducendo la comparsa di una distorsione vertebrale. Può capitare così che a seguito di un trattamento ortodontico o, viceversa, dopo il posizionamento di un plantare, si possa slatentizzare o indurre la comparsa di una scoliosi. Prima, quindi, di un intervento sulla bocca, sul piede, sull'occhio o altri "settori" del corpo, sarebbe sempre necessario effettuare una corretta valutazione posturale. Questa, inoltre, deve SEMPRE, distinguere quali sono gli squilibri causativi e quali quelli adattativi al fine di agire sempre PRIMA sulle cause e, solo successivamente se necessario, sugli adattamenti.
Ne deriva che lo squilibrio posturale ė il risultato di una serie di eventi complessi che prevedono vari compensi al fine di rispettare tre priorità fondamentali: equilibrio, confort (non dolore) ed economia (risparmio energetico). Il nostro corpo, pertanto, va incontro ad una serie di adattamenti pur di mantenere l'equilibrio, evitare, se possibile il dolore, e risparmiare energia (limitando lo stress). Questi adattamenti avvengono, nelle migliori delle ipotesi soprattutto a livello del bacino, del cingolo scapolare, della mandibola e del piede, per evitare distorsioni della colonna vertebrale che contiene una struttura nobile qual é il midollo spinale. Il coinvolgimento della colonna vertebrale con la comparsa di scoliosi é pertanto un evento che si verifica quando questi sistemi tamponi non sono riusciti a compensare o quando hanno raggiunto il proprio limite compensativo. Tutto ciò comporta che quando il paziente presenta uno squilibrio di un settore del corpo (ad esempio: squilibrio dell'appoggio del piede, malocclusione, squilibrio del recettore visivo etc) questo deve essere valutato nel contesto dell'intero assetto posturale onde evitare di trattare uno squilibrio che in realtà rappresenta un compenso di un altro squilibrio. Ad esempio una bocca potrebbe svolgere, pur avendo una malocclusione, un ruolo compensativo di uno squilibrio dell'appoggio del piede (o viceversa). In questo caso il trattamento ortodontico potrebbe eliminare tale adattamento facendo si che il corpo debba trovarne un altro ad un livello diverso, magari inducendo la comparsa di una distorsione vertebrale. Può capitare così che a seguito di un trattamento ortodontico o, viceversa, dopo il posizionamento di un plantare, si possa slatentizzare o indurre la comparsa di una scoliosi. Prima, quindi, di un intervento sulla bocca, sul piede, sull'occhio o altri "settori" del corpo, sarebbe sempre necessario effettuare una corretta valutazione posturale. Questa, inoltre, deve SEMPRE, distinguere quali sono gli squilibri causativi e quali quelli adattativi al fine di agire sempre PRIMA sulle cause e, solo successivamente se necessario, sugli adattamenti.
martedì 21 giugno 2011
Ancora lontani dalla meta della personalizzazione terapeutica gli oncologi
Sull'inserto Salute del Corriere della Sera del 19 giugno 2011 si legge riguardo all'emergente necessità, in ambito oncologico, del ricorso ad una maggiore personalizzazione delle terapie antineoplastiche. Si tratta di una controdendenza importante considerando che sino ad ora i protocoli terapeutici hanno sino ad ora tendenzialmente guidato la prasi terapeutica anvhe in questo ambito. Pare che, se anche con un pò di ritardo, ci sia resi conto che non solo esistono vari tipi di tumore ma che anche quelli che appartengono alla stessa tipologia hanno in realtà, nei diversi pazienti, caratteristiche biologiche differenti. Ciò, spiega l'articolo, sarebbe legato ad una diversa mappatura genica dei singoli tumori, responsabile dei differenti comportamenti biologici nei singoli pazienti. Pian piano, la Medicina Accademica si rende conto dell'assurdità della standardizzazione protocollare delle terapie Si tratta, in effetti di un notevole sforzo verso una migliore comprensione di ciò che è il"fenomeno neoplastico" ma siamo ancora lontani dalla comprensione della "complessità" biologica. In questo caso la personalizzazione della terapia, infatti, si fonda sulla diversità e particolarità biologica della malattia e non dell'organismo che ne è affetto. Personalizare significa, in realtà, e per definzione, considerare la "persona" nella sua totalità e non solo nella sua espressione particolare (il tumore con la sua espressività genica". La vera personalizzazione non deve considerare soltanto il comportamento biologico del tumore in rapporto alla propria espressione genica, ma soprattutto di questa in funzione del "terreno epigenetico". Se pur aberrante, esiste pur sempre una relazione, sul piano patogenetico e fisiopatologico, tra neoplasia ed organismo "ospite". Non considerare questo aspetto, che più di qualsiasi altra cosa caratterizza l'evoluzione biologica e clinica della malattia oncologica, significa limitare fortemente le possibilità di una corretta comprensione del fenomeno patologico neoplastico e, quindi, di raggiungere una maggiore efficacia terapeutica. Affermare la necessità di una personalizzazione terapeutica in relazione alla particolarità del tumore e non dell'organismo che lo ospita, significa considerare solo una faccia della moneta. La personalizzazione terapeutica è il futuro della prassi terapeutica oncologica, ma questa meta sarà realmente raggiunta, quando l'oggetto di studio non sarà più la molecola ma la Persona. Ad majora, oncologi
lunedì 6 dicembre 2010
L'IMPORTANZA DELLA VALUTAZIONE DEL RECETTORE VISIVO IN POSTUROLOGIA
Il recettore visivo svolge un ruolo fondamentale nella regolazione del sistema tonico posturale, non solo in quanto esorecettore, in grado di fornire fondamentali informazioni sull'ambiente esterno così da contribuire in maniera consistente all'orientamento del corpo nello spazio, ma anche per il suo ruolo di endorecettore, in relazione alla sua muscolatura estrinseca. Per poter comprendere la complessità della gestione delle informazioni che provengono dal recettore visivo a livello centrale, basta considerare il fatto che le informazioni che provengono dall'occhio sono particolarmente ambigue: un oggetto che si sposta sulla retina (la parte sensitiva dell'occhio che percepisce le immagini e tramite il nervo ottico invia le informazioni al cervello) invia alla corteccia cerebrale delle informazioni che devono essere interpretate affinché sia possibile capire se il movimento dello stesso é determinato dallo spostamento dell'oggetto nello spazio, o dalla rotazione degli occhi mentre questo é fisso, ovvero é dovuto alla rotazione della testa o, addirittura, del corpo. Per poter interpretare questi dati, le informazioni provenienti dalla retina devono essere confrontate da quelle che provengono dai propiocettori della muscolatura estrinseca dell'occhio, da quelli del tratto cervicale, da quelli della pianta dei piedi, dal sistema vestibolare ed acustico etc. Ne consegue che il recettore visivo, se squilibrato, é in grado d'influenzare negativamente le altre strutture che agiscono sulla regolazione del sistema posturale tonico. Quindi, lo squilibrio del recettore visivo, oltre a contribuire alla comparsa di alterazioni posturali, può indurre o aggravare squilibri di altri sistemi recettoriali. Ad esempio, alterazioni dell'oculomotricità possono indurre alterazioni a livello dell'occlusione o a livello dell'appoggio plantare, o influire sul regolare funzionamento della propiocettività cervicale inducendo una cervicalgia o una cefalea oculogenetica. Questi pazienti se, ad esempio, vengono visitati da un odontoiatra, risulteranno essere portatori di uno squilibrio occlusale e/o dell'ATM (articolazione temporo-mandibolare). Se l'odontoiatra, rilevando tale squilibrio, decidesse di posizionare un bite o effettuare un trattamento ortodontico rischierebbe di trattare un adattamento posturale sottoponendo il paziente ad una inutile, se non dannosa terapia. Ciò può, ad esempio, aggravare una cefalea pre-esistente o indurla, o provocare altri disturbi, spesso attribuiti ad un temporaneo adattamento alla terapia. Un altro caso che spesso riscontriamo è quello di pazienti con squilibrio dell'appoggio plantare adattativo ad alterazioni del recettore visivo che vengono trattati con solette o, peggio ancora, plantari, senza una primitiva valutazione della funzionalità del recettore visivo. É sempre, purtroppo, molto diffuso l'uso di trattare lo squilibrio rilevato nel corso di visite specialistiche odontoiatriche e ortopediche senza effettuare un'attenta valutazione posturale Questa, del resto, non può fare a meno di una valutazione completa dei diversi sistemi in grado di influenzare il sistema posturale, che comprenda anche uno studio attento del recettore visivo, sia in relazione alla capacità visiva, sia in relazione allo studio dell'oculomotricità.
Questo comportamento è particolarmente importante soprattutto nei bambini che spesso vengono sottoposti a trattamenti ortodontici o con plantari senza una completa valutazione posturale. A causa dell'elevata plasticità dell'apparato osteomiofasciale, e delle capacità d'adattamento del sistema posturale durante l'infanzia, gli squilibri raramente sono in grado d'indurre la comparsa di una sintomatologia dolorosa, per questo motivo le alterazioni indotte da uno scorretto trattamento terapeutico raramente daranno segni di sé con rapidità, causando un ritardo della diagnosi con progressiva compromissione dello squilibrio posturale.
Questo comportamento è particolarmente importante soprattutto nei bambini che spesso vengono sottoposti a trattamenti ortodontici o con plantari senza una completa valutazione posturale. A causa dell'elevata plasticità dell'apparato osteomiofasciale, e delle capacità d'adattamento del sistema posturale durante l'infanzia, gli squilibri raramente sono in grado d'indurre la comparsa di una sintomatologia dolorosa, per questo motivo le alterazioni indotte da uno scorretto trattamento terapeutico raramente daranno segni di sé con rapidità, causando un ritardo della diagnosi con progressiva compromissione dello squilibrio posturale.
lunedì 29 novembre 2010
L'associazione di antinfiammatori e gastroprotettori ed il rischio allergico
Pochi sanno, anche tra i medici, che la frequente associazione di FANS (antiinfiammatori) e i cosiddetti gastroprotettori: farmaci in grado di bloccare la secrezione acida gastrica, è in grado di favorire l'insorgenza di allergie. Questa associazione terapeutica è utilizzata, soprattutto, per prevenire il rischio di complicanze gastriche anche gravi (gastrite, ulcera peptica) in caso di somministrazioni ripetute di FANS. Purtroppo, però questa necessità ha un prezzo da pagare, l'aumentata possibilità d'insorgenza di allergie. Il rischio, particolarmente elevato, è legato alla combinazione degli effetti di questi due farmaci. Il blocco della secrezione acida gastrica, operata dai cosiddetti gastroprotettori, è in grado di determinare un innalzamento del pH gastrico con conseguente blocco della digestione delle proteine. Queste, infatti, vengono digerite se l'ambiente gastrico è acido così da iniziare la digestione delle proteine e facilitarne il completamento grazie all'attivazione degli enzimi proteolitici che scindono le proteine (sostanze dotate di forte potere akllergizzante) in amminoacidi e piccoli peptidi che non hanno potere allergenico. Il FANS, invece, altera la barriera intestinale in seguito alla capacità di determinare una dissociazione della fosforilazione ossidativa che, a sua volta, danneggia il citoscheletro e, quindi, le giunzioni serrate che uniscono le cellule della mucosa intestinale garantendo la formazione di una barriera che regola il passaggio degli alimenti digeriti attraverso la parete dell'intestino. Il danno delle giunzioni intercellulari danneggia questa barriera con passaggio incontrollato di macromolecole: le proteine alimentari indigerite.
La digestione corretta e l'assorbimento regolare degli alimenti sono elementi fondamentali del processo digestivo per garantire una corretta risposta immunitaria alle sostanze che superano fisiologicamente la barriera intestinale integra. Gli alimenti devono, infatti, essere tollerati per evitare reazioni allergiche agli stessi. L'associazione dei FANS con i gastroprotettori favorisce l'arrivo a livello intestinale di proteine indigerite, fortemente allergizzanti, che passano in maniera irregolare la barriera intestinale alterata, ipersensibilizzando il sistema immunitario e provocando la realizzazione di allergie.
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La digestione corretta e l'assorbimento regolare degli alimenti sono elementi fondamentali del processo digestivo per garantire una corretta risposta immunitaria alle sostanze che superano fisiologicamente la barriera intestinale integra. Gli alimenti devono, infatti, essere tollerati per evitare reazioni allergiche agli stessi. L'associazione dei FANS con i gastroprotettori favorisce l'arrivo a livello intestinale di proteine indigerite, fortemente allergizzanti, che passano in maniera irregolare la barriera intestinale alterata, ipersensibilizzando il sistema immunitario e provocando la realizzazione di allergie.
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